
“Ogni regata rappresenta non solo una competizione, ma anche un’opportunità per dimostrare che le donne possono eccellere in contesti tradizionalmente maschili”
— Maria Vittoria Marchesini, velista
– L’esperienza in Coppa America è sì un’esperienza mista come creazione di un team, poi le regate sono solo tra donne: innegabilmente è una tappa di un percorso che poterà più donne in Coppa America; tu come ti inserisci in questo percorso?
Questa prima edizione di Coppa America femminile è un evento fondamentale per promuovere la presenza delle donne nella vela. Personalmente, spero che la mia esperienza possa ispirare e incoraggiare altre donne a entrare in questo sport. Ogni regata rappresenta non solo una competizione, ma anche un’opportunità per dimostrare che le donne possono eccellere in contesti tradizionalmente maschili. È un passo importante verso una maggiore inclusività nella vela.
– Guardando le attività che svolgi con la lente dell’inclusione, come valuti il percorso dei team di Coppa America verso una maggior apertura alle donne?
L’approccio dei team di Coppa America verso una maggiore apertura alle donne è promettente perché non si limitano alla competizione ma si estendono anche alla formazione e allo sviluppo di competenze. È importante però che questo impegno sia a lungo termine, solo così potremmo davvero trasformare la cultura della vela.
– Questione di forza: quanto conta la forza fisica in un contesto come la Coppa America?
Per quanto riguarda l’aspetto della forza fisica, nell’AC40 non è un elemento fondamentale per poter navigare. Infatti, in quest’imbarcazione non è necessario essere fisicamente forti, ciò che fa la differenza è l’efficienza del team nelle manovre, la strategia di regata e la coordinazione nei movimenti di vele e foil.
– A bordo del 40 piedi: quali sensazioni?
La prima parola che mi viene in mente per descrivere la sensazione che si prova quando si naviga su un AC40 è adrenalina. Queste barche possono raggiungere i 48/50 nodi e il senso di leggerezza, velocità e concentrazione che si prova è davvero unico.
– Guardando indietro alla tua carriera velica: quanto complesso è stato inserirti in un contesto dove ci sono prevalentemente uomini?
Per me non è mai stato un problema inserirmi in un contesto di soli uomini. Ho sempre dimostrato il mio valore attraverso le mie abilità e la mia determinazione, non solo come donna, ma come atleta senza pregiudizi o discriminazioni.
– Qual è il momento che ricordi di maggiore soddisfazione, per aver fatto un passo avanti nell’integrazione e inclusione nel mondo della vela?
Sicuramente un momento che considero cruciale per l’integrazione e l’inclusione nel mondo della vela è quello in cui è stato deciso di aprire alle donne le porte alla Coppa America, competizione storicamente maschile.