
“A mia figlia dirò, con orgoglio, che sono una velista felice”
— Clarisse Crémer, velista ocenaica
Clarisse Crémer è una delle figure più interessanti della vela oceanica francese. Nata a Parigi nel 1989, si è affermata come una delle poche donne ad aver completato la mitica Vendée Globe, il giro del mondo in solitaria senza scalo e senza assistenza. Dopo aver conquistato il pubblico, Clarisse ha affrontato una nuova sfida: diventare madre e, venir licenziata dallo sponsor proprio per la sua maternità. Ci ha pensato l’ormai leggendario velista inglese Alex Thompson a ridarle il posto tra le onde che le spetta: la sua storia è diventata simbolo di empowerment femminile, resilienza e lotta contro i pregiudizi di genere nello sport.
L’abbiamo intervistata al termine della regata Fastnet, nell’estate del 2023.
Come hai vissuto il periodo della maternità e il ritorno alle regate?
“È stato un periodo strano, bello e difficile allo stesso tempo. Abbiamo accolto la nostra Matilda, che ora ha otto mesi. Ma poco dopo sono stata sostituita come skipper perché il mio ex sponsor mi considerava un rischio troppo grande per la qualificazione alla prossima Vendée Globe. Ho deciso di parlare pubblicamente proprio per questo: non posso accettare che sia impossibile per una donna avere un figlio tra due regate importanti. Se le donne devono “scomparire” durante i trent’anni per la maternità, come possono competere allo stesso livello degli uomini? Io non volevo diventare un simbolo, ma sentivo il bisogno di dire la mia e magari cambiare qualcosa nello sport che amo”.
Come sei riuscita a tornare in barca dopo tutto questo?
“Sono molto fortunata ad aver potuto ricostruire il mio progetto con l’aiuto di Alex Thomson e del suo team. Non pensavo di poter tornare così in fretta e avere l’opportunità di partecipare subito a regate come il Fastnet. È stato un mix di fortuna e tanto, tantissimo lavoro. Ora sono di nuovo qui, a provare che si può essere madre, atleta e avere una vita equilibrata, anche se ci sono molti compromessi”.
Com’è stato il ritorno in regata dopo due anni di pausa?
“Ero molto stressata: quando non gareggi da tanto, inizi a dubitare di te stessa. Il meteo era impegnativo, con onde corte e venti fino a 35 nodi. Ma con il mio co-skipper Alan è andata bene, la barca ha retto e siamo riusciti a superare il brutto tempo più velocemente delle barche più piccole. È stato il miglior allenamento possibile per testare la barca e noi stessi”.
Cosa racconterai un giorno a tua figlia del tuo lavoro?
“Le dirò, con orgoglio, che sono una velista felice. Cercherò di spiegarle perché a volte devo partire, ma anche che quando sono a casa sono davvero presente. Anche suo padre è velista, quindi forse Matilda è nata nella famiglia “sbagliata” per chi cerca una vita tranquilla… ma noi siamo felicissimi di averla con noi”.