
“In barca è difficile per chiunque, uomo o donna. Non serve una forza straordinaria, ma riflessione, strategia e capacità di prendere le decisioni giuste. La forza fisica conta poco rispetto alla testa”
— Amelie Grassi, velista oceanica
Amélie Grassi è una delle figure emergenti della vela oceanica internazionale, capace di distinguersi in un ambiente ancora poco popolato da donne. Classe 1994, francese, Grassi ha già collezionato risultati di rilievo: settima nell’ultima The Transat in Class40, protagonista nelle ultime due edizioni della Transat Jacques Vabre (9ª nel 2021, 13ª nel 2023), e unica skipper donna in Class40 alla Route du Rhum, dove solo la rottura dell’albero le ha impedito di puntare ai vertici. Ha inoltre partecipato alle prime tappe della The Ocean Race con il team Biotherm e vanta esperienza anche su maxi trimarani Ultim.
Nel 2024 è stata selezionata da François Gabart per entrare nell’equipaggio del trimarano SVR-Lazartigue, con cui tenterà il record del Trophée Jules Verne: il giro del mondo a vela senza scalo e senza assistenza, la sfida più ambita della vela oceanica. Grassi si è distinta anche per il suo impegno nell’empowerment femminile, scegliendo spesso equipaggi interamente femminili per ispirare e aprire la strada a nuove generazioni di veliste. L’abbiamo intervista a margine della partenza della regata oceanica Quebec-St Malo, nell’estate del 2024.
Qual è stata l’esperienza più coraggiosa che hai vissuto in barca a vela?
“Sicuramente la Mini Transat, la mia prima traversata oceanica. È stata impegnativa e sembrava pericolosa, ma è quella che mi ha messo davvero alla prova”.
Come nasce la scelta di avere un equipaggio tutto femminile? Preferisci questa formula rispetto a quella mista?
“ In realtà, non ci sono ancora molte donne che fanno regate offshore. All’inizio del mio progetto con la Boulangère Bio abbiamo deciso di creare equipaggi femminili per incoraggiare altre donne a partecipare. Spero che tra qualche anno ce ne saranno molte di più”.
Qual è lo stereotipo più assurdo che ti senti dire riguardo alle donne in barca a vela?
“ Spesso qualcuno mi chiede come faccia una “piccola donna” a gestire una barca. In realtà, è difficile per chiunque, uomo o donna. Non serve una forza straordinaria, ma riflessione, strategia e capacità di prendere le decisioni giuste. La forza fisica conta poco rispetto alla testa”.
Hai iniziato giovanissima: sentivi già allora di voler essere una donna in barca a vela?
“ Ho iniziato a navigare quando ero piccolissima, ma da bambina non pensavo allo sport d’altura perché vedevo solo uomini. Quando mia madre ha partecipato alla Mini Transat, avevo 14 anni e per la prima volta ho pensato che forse anche io potevo farlo”.
Quanto sono importanti gli esempi concreti per le ragazze che vogliono avvicinarsi a questo mondo?
“ Sono fondamentali. Vedere una donna che fa regate d’altura ti fa capire che anche tu puoi farlo. Con il mio equipaggio tutto femminile vogliamo trasmettere proprio questo messaggio: “Vieni anche tu!”.
Navigare in equipaggio misto: quali sono le difficoltà e i vantaggi?
“ Non ho mai capito chi rifiuta gli equipaggi misti. Ho navigato sia con donne che in equipaggi misti e per me non cambia nulla: è sempre un lavoro di squadra. Bisogna solo provarci, funziona bene”.